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L'idea di scrivere la storia della nostra Fondazione è di Silvio
Nasato, il collaboratore primo da cui, per tanta parte, è
nata l'idea stessa di affrontare e cercare di dare risposta,
anche qui a Treviso, al problema sempre rinviato e tanto sofferto del
"dopo di noi". Ed è motivo in più
per essergli particolarmente grato.
Per la verità il problema me lo portavo dietro
da anni e dopo tante amare, ripetute confidenze raccolte dai genitori
interessati lo stavo vivendo con un ricorrente senso di colpa.
Lo sentivo infatti, come una omissione grave al dovere
di portare alle sue ultime conseguenze l'impegno che, come presidente
di una Associazione dei familiari (l'ANFAS), per anni
mi aveva coinvolto: far conoscere e rispettare il diritto della persona
disabile di restare a tutti gli effetti presente ed accolto nella normale
società. Perché il "dopo di noi"
era, appunto, l'anello mancante. Era, infatti, fin
troppo evidente che tutta la grossa operazione culturale, sociale e
politica che noi avevamo a lungo portato avanti, con progressivi, insperati
risultati, aveva avuto e continuava ad avere nella famiglia
di origine il perno portante della possibilità della
persona disabile di permanere in società. E le famiglie proprio
quelle famiglie delle battaglie degli inizi anni '70 stavano ormai invecchiando.
E dopo?... L'angoscia (dovrei dire il terrore) era che dopo
si riaprisse per i loro figli tanto amati le porte di grandi
istituti dove prima erano da sempre stati rinchiusi e segregati.
E' però giusto e doveroso ricordare che nel territorio dell'
Ulss9 da anni l'iniziativa privata aveva fatto sorgere piccole comunità
residenziali con la stessa finalità: il Quadrifoglio, la Cascina,
il Ponte. Analoga iniziativa che opera in provincia ed altrove è
quella del Piccolo Rifugio.
Nelle tre Unità socio sanitarie 7, 8 e 9 della provincia di Treviso,
più di 1800 persone tra i 18 e i 65 anni corrono
oggi il rischio di essere ricoverate in istituto se
l'aiuto fondamentale e il conforto delle famiglie venissero a mancare.
E' il problema del "dopo di noi", un interrogativo
angosciante per molte famiglie, fin da quando i figli sono piccoli.
Ma come evitare il ricovero in istituto come unica
alternativa possibile? La Fondazione Il nostro domani Onlus è
nata a Treviso nel 1998, dall'impegno delle associazioni di familiari,
proprio per questo:
progettare e costruire contesti abitativi in alternativa all'istituto,
in sostituzione della famiglia naturale e in collaborazione
con le istituzioni pubbliche. Si tratta di comunità
alloggio e gruppi appartamento gestiti in convenzione con il privato
sociale, aperti al territorio e in continua comunicazione con le sue
risorse, nel rispetto della programmazione e dei Piani di zona delle
Asl della provincia.
Attualmente, con questi criteri, sono state inaugurate e sono in attività le comunità di Cavriè di S. Biagio di Callalta (Giovanna De Rossi), quella di Vidor (Casa Maria Adelaide da Sacco), Breda di Piave (Casa Spigariol-Minatel), Preganziol (Casa Codato), è ultimata ma non ancora funzionante a Volpago del Montello (Casa dei Giacinti). La Fondazione ha anche a disposizione due altre aree per lacostruzione di altrettante residenze a Lutrano e Conegliano. Il nostro domani vigilerà sulla corretta gestione ed erogazione dei servizi, promuoverà iniziative per migliorare l'accoglienza delle persone disabili nel contesto sociale e solleciterà Comuni, Asl, Provincia di Treviso e Regione riguardo questo problema.
Finalità della Fondazione è anche la vigilanza sulla corretta
gestione ed erogazione dei servizi. A questo scopo la Fondazione ha
fatto nascere al suo interno la cooperativa La Rete
al fine di un continuo monitoraggio sulla gestione delle singole comunità
e di supporto ai singoli operatori.
Quattro sono le idee che caratterizzano la Fondazione
e le sue finalità: